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Palazzo Gotico

Opere, Monumenti, Piazze e Palazzi
Piacenza, Palazzo Gotico in Piazza Cavalli, Archivio Immagini Comune di Piacenza, CC-BY-NC-SA licenza 3.0
Piacenza, una città ricca di storia e fascino, custodisce nel suo cuore due dei suoi tesori più preziosi: la maestosa Piazza dei Cavalli e l’imponente Palazzo Gotico. Questi monumenti non sono solo simboli architettonici, ma veri e propri custodi di secoli di storia, evoluzioni urbane e tradizioni che ancora oggi affascinano i visitatori. Se stai pianificando cosa vedere a Piacenza, un tour di questi luoghi è un’esperienza imperdibile per immergerti nell’anima medievale e rinascimentale della città.

Le Origini Medievali: La Nascita della Piazza Grande e del Palazzo Gotico

La storia di Piazza dei Cavalli, originariamente conosciuta come Piazza Grande, affonda le radici nei primi anni Ottanta del XIII secolo. La sua creazione fu un evento cruciale per l’urbanistica della Piacenza medievale, fortemente voluta da Alberto Scotti, figura di spicco e capo della Società dei Mercanti. La visione di Scotti era quella di unire indissolubilmente la piazza al Palazzo Gotico, concepito come il palazzo della comunità.
Questo progetto ridefinì il disegno urbano, creando spazi dedicati ai servizi e alle attività amministrative primarie.
  • La piazza, con le sue adiacenze come il sagrato di San Francesco;
  • la piazzetta delle Erbe, quella delle Grida e la Piscaria, costituiva un insieme organico di spazi con differenti destinazioni, ma uniti in un’unica soluzione architettonica;
  • il quadrilatero centrale era il fulcro del convegno cittadino, mentre l’area rialzata e porticata ospitava notai, scribani e ufficiali, i cui banchi erano strategicamente posizionati vicino agli scaloni che conducevano al salone consiliare.

Il prospetto principale del Palazzo Gotico si ergeva come un grande scenario, proiettando l’immagine stessa della città attraverso i suoi portici archiacuti, le polifore e le merlature, elementi di un preciso disegno geometrico. La posizione baricentrica della piazza, del palazzo e della chiesa di San Francesco coordinava le altre piazze della città, collegandosi alla Cattedrale tramite la strada Diritta e al borgo di Santa Brigida e Sant’Antonino attraverso la via Francigena.

Trasformazioni e Splendori Barocchi: Da Piazza Grande a Piazza dei Cavalli

La fine della signoria dello Scotti e l’inizio della dominazione viscontea nel 1313 segnarono una profonda revisione dell’assetto urbano e l’interruzione della costruzione del Palazzo Gotico. La Piazza Grande fu segregata e rinchiusa entro una cortina muraria, e il palazzo, simbolo dell’identità municipale, venne utilizzato dalle guarnigioni ducali.
Solo nel XV secolo, con il principato sforzesco, la piazza riacquistò dignità urbanistica, e nel 1469 fu ridisegnata con una nuova selciatura a griglia ortogonale. La ridefinizione proseguì con i duchi Farnese, che trasformarono gli spazi per esaltare il loro potere.
Il Palazzo Gotico, svuotato delle sue prerogative istituzionali, divenne un luogo di feste di corte, trasformandosi nel 1646 nel Teatro di Piazza. L’ingresso tra il 1620 e il 1625 dei gruppi equestri in bronzo, commissionati da Ranuccio I a Francesco Mochi, disposti ai lati del selciato geometrico, confermò la funzione del palazzo come mero fondale della piazza, che da quel momento prese il nome di Piazza dei Cavalli.

La Piazza come Teatro a Cielo Aperto: Spettacoli e Tradizioni

Dal XVI secolo, Palazzo Gotico perse definitivamente la sua funzione comunale per diventare il fondale di un teatro a cielo aperto, con il proscenio delimitato dai due bronzi del Mochi. La piazza si trasformò in una grande ribalta per tornei, caroselli, sfilate e macchine pirotecniche.
Gli storici piacentini ricordano il torneo organizzato in onore di Giovanni d’Austria nel 1574. La spettacolarità di questi eventi rifletteva lo stile barocco dell’epoca. La festività più longeva è quella di Ferragosto, con testimonianze di costruzioni di macchine pirotecniche dal XVII secolo fino al XX secolo. Queste strutture monumentali, in legno, tela e stucco, raggiungevano dimensioni imponenti e avevano sembianze diverse ogni anno, conservando la prerogativa della meraviglia. Ogni Ferragosto, la piazza si animava con i preparativi per erigere torri, castelli, fari, fontane, pagode, e persino riproduzioni di monumenti contemporanei come la Tour Eiffel o la Statua della Libertà.

Il Restauro Ottocentesco e l’Attuale Splendore del Palazzo Gotico

Nel 1821, l’architetto Lotario Tomba realizzò le prime riparazioni urgenti del palazzo. Successivamente, nel 1856, con la riscoperta del Medioevo, si decise di restituire all’edificio la sua  “primitiva bellezza”. Il restauro, protrattosi fino al 1909 tra polemiche e interruzioni, vide la partecipazione di importanti architetti come
  • Giuseppe Mengoni,
  • Giuseppe Talamoni,
  • Angelo Colla
  • Ernesto Pirovano, che concluse i lavori.

Gli interventi più urgenti riguardarono tetti, merlature, decorazioni e la pavimentazione del salone, oltre all’eliminazione di elementi successivi come il balcone del draghetto e il teatrino. Nonostante i progetti più ambiziosi di completamento del palazzo non furono mai realizzati, Pirovano riportò il Palazzo Gotico alla sua fisionomia originale.

Oggi, il Palazzo Gotico è un affascinante insieme di parti originali e decorazioni ottocentesche. Si presenta su due livelli: un portico a terra e un piano superiore con salette e un grande salone. Il portico esterno, con cinque archi acuti in facciata e tre sui lati corti, è coperto da volte a crociera costolonate e rivestito con marmi bianchi e rossi, che creano un suggestivo contrasto cromatico con la zona superiore in cotto. Quest’ultima è scandita da una teoria di arcate a tutto sesto, decorate con cornici a motivi geometrici che incorniciano trifore e quadrifore.
Le merlature ghibelline (originariamente guelfe) e le tre torrette con bifore coronano la facciata. All’interno, il grande salone è decorato con affreschi ottocenteschi che rappresentano motivi geometrici, stemmi e figure allegoriche, tra cui spicca la Giustizia. La maestosa capriata che sovrasta lo spazio è anch’essa dello stesso periodo.
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